Tra i giovani… S. Filippo Neri

Filippo dimostra la sua predilezione per la gioventù, fin dai giorni di San Germano, quando intrattiene i ragazzi dei lavoratori; da lui i figli di Galeotto Caccia sono educati e condotti sulla via della perfezione.

 
Si aggira - scrivono i suoi biografi - fra le botteghe e le viuzze raccogliendo i fanciulli sperduti e abbandonati a se stessi: si fa naturalmente loro amico, diviene compagno di giochi, osservatore attento dei loro moti istintivi, dei primi turbamenti. Per essi è padre e maestro.
D'altra parte, i ragazzi gli vanno incontro come le farfalle alla luce, attratti dalla sua affettuosa amabilità, dalla sua allegria.
Non apre scuole, nel senso usuale della parola, né traccia programmi o norme teoriche di insegnamento: organizza "liete brigate";sia di fanciulli che conduce sul Gianicolo a giocare a piastrella, si a di adulti per fare devozioni (come la visita alle Sette Chiese).
È un educatore paziente e bonario, comprensivo e sorridente.
Preoccupazione costante di padre Filippo era di rendere piacevoli e simpatiche le cose di Dio. Egli aveva compreso che non è sufficiente opporsi al vizio, ma che è necessario proporre
qualche cosa di alternativo e di elevante. Con i giovani non basta la denuncia del male, ma occorre la proposta positiva del bene. Occorre non solo essere “contro”, ma “a favore” di
qualche cosa di valido e coinvolgente. Di qui l’utilizzazione di ogni mezzo buono e bello per educare. Per Filippo il giovane ha molte possibilità, però va stimolato, seguito, sostenuto,
incoraggiato. 
Il giovane è nello stesso tempo debole, ma può raggiungere grandi mete se fa uso dei sacramenti e della preghiera, se è aiutato a vivere nella gioia e senza peccato, tra sani divertimenti e impegno caritativo. Lo spirito educativo del buon padre Filippo s’intuisce quando si fa “fanciullo coi fanciulli, sapientemente”, come appunto sa fare la madre con la sua creatura;
quando ai suoi monelli ripete spesso: «State allegramente, che così mi contento, né altro voglio da voi, se non che non facciate peccati». Li guida senza far sentire le redini e li riprende con autorità liberatrice, senza opprimere col biasimo o il castigo. È per tutti “il santo della gioia” per lo spirito di letizia che dimostra spontaneamente sempre e che comunica agli altri.
Il classico “Servite il Signore nella gioia” è per lui vita della vita, aprendo una strada a quanti – dopo di lui – s’ispireranno a questa norma, trovando in tale clima la forza di purificazione e di superamento di sé. La sua scuola diventa così attraente, perché gradita.

Strumenti di Dio

Per Roma Filippo Neri è uomo di cultura e di carità, di insegnamenti e di preghiera; per Roma è sacerdote santo, infaticabile confessore, educatore ingegnoso, amico di tutti e in special
modo è consigliere esperto e richiesto direttore di coscienza. 
La sua piccola e povera stanza è meta soprattutto di moltitudine di umili persone del popolo, di sofferenti, di diseredati, di emarginati della società, di giovani, di fanciulli che accorrono a
lui per avere consiglio, perdono, pace, incoraggiamento, aiuto materiale e spirituale: tutti lo chiamano “Padre”. Il suo modo di evangelizzare “da cuore a cuore”, accompagnato sempre da una carità effettiva verso gli altri e da un grande amore per la Chiesa, produce serenità e letizia, non per dimenticare il mondo ma per liberarlo dalla solitudine, accogliere gli uomini con tutte le loro debolezze e divisioni e sanarli.