L’oratorio diventa luogo educativo con Don Bosco che vive la sua passione educativa di Padre, maestro e amico della gioventù.

 

Don Bosco: il Santo educatore

Concludendo uno studio sul movimento educativo nel secolo XIX in Piemonte, lo storico della pedagogia Angiolo Giambaro afferma:
        «San Giovanni Bosco: una delle più luminose figure che onorano la religione, la Chiesa, la patria e la storia dell'educazione e della pedagogia. La sua sovrana 
          grandezza è meglio valutata da noi che dai suoi contemporanei e lo sarà ancor più dai posteri».
Don Bosco, nella storiografia pedagogica contemporanea, occupa senza dubbio un posto di rilievo. Si parla di lui come di uno dei più grandi educatori moderni; non tanto come teorico
della pedagogia o studioso dei problemi di questa scienza (Don Bosco non ha scritto un vero e proprio trattato di educazione) quanto piuttosto come uomo d'azione orientato nella direzione
della soluzione più funzionale ed efficace ai molti problemi che la gioventù poneva alla sua coscienza educativa estremamente sensibile.

Il patrimonio originale di don Bosco: il «sistema preventivo»

Sollecitato da amici, stupiti dei risultati del suo impegno verso i giovani, nel 1877 scrisse un “trattatelo” di una decina di pagine intitolato: Il sistema preventivo nell’educazione delta gioventù. Nello stesso anno disse ai suoi più vicini collaboratori:
        «Bisogna incarnare il nostro sistema preventivo di educazione. Deve essere l’amore che attira i giovani a fare il bene per mezzo di una continua sorveglianza e direzione; non già la punizione sistematica delle mancanze, dopo che               queste siano commesse. È constatato che questo secondo metodo il più delle volte attira sull'educatore l'odio del giovane in fin che vive» (MB XIII, 292).
Questo sistema Don Bosco lo sentiva come il suo patrimonio specifico da lasciare al mondo in eredità anche dopo la sua morte.

La scelta dei ragazzi poveri

Nel sogno che Giovannino Bosco fa all'età di 9 anni, la «Donna di maestoso aspetto» gli assegna i destinatari della sua missione educativa: «Una moltitudine di fanciulli che giocavano tra schiamazzi e risse, non pochi bestemmiavano». E subito dopo, con immagine simbolica: «Una moltitudine di capretti, cani, gatti; orsi e parecchi altri animali... animali feroci».

La moltitudine di animali feroci si trasforma in mansueti agnelli e la Madonna gli spiega: 
                 «Ecco il tuo campo, ecco dove dovrai lavorare. Ciò che in questo momento vedi succedere a questi animali tu lo farai per i miei figli».
La predilezione per i ragazzi poveri, orfani, discoli, difficili, come si dice oggi, è un mandato venuto dall'alto.