Premessa

Una grande opportunità ci viene data in oratorio quest’anno: accompagnare i ragazzi in un percorso di piena fiducia nei confronti del Signore Gesù, di adesione al suo desiderio di istruirci, di guidarci e di indicarci la strada che da sempre è stata pensata per la felicità di ciascuno di noi.

 

CONTENUTI
Sarà Gesù il primo «educatore», parlerà al cuore dei più giovani con la verità che proviene dalla sua stessa vita e ci dimostrerà, ancora una volta, tutto il suo amore. Il suo pensiero, il «pensiero di Cristo», è per noi la bussola che orienta il cammino, è lo sguardo che dà senso a tutta l’esistenza e che ci fa essere autenticamente noi stessi. Avere il suo «pensiero» significa avere anche i suoi stessi sentimenti, è sforzarsi ogni giorno di donare, perdonare, mettersi al servizio, vivere pienamente la gioia della comunione, disposti anche al sacrificio, pur di amare senza misura.

CI IMPEGNAMO  A

…formare delle comunità che abbiano il sapore del Vangelo e plasmare addirittura una società in cui ci sia un po’ più di bene, di accoglienza, di comprensione e di perdono.  Non bisogna essere adulti per cambiare il mondo, fin da bambini, fin da ragazzi, si può scegliere di essere discepoli del Signore e trasformare la terra, «come» ha fatto lui.

Potremmo procurare per il mondo che ci circonda una vera «cultura della misericordia», da condividere con tutti, generando percorsi di pace e fraternità che possano «contagiare» molta gente, a partire dai più piccoli per arrivare sino alle famiglie e, ancora di più, alle situazioni dove si vivono forme di disagio e sofferenza.

È questo lo stile, l’impegno e la responsabilità di chi decide di lasciarsi educare per essere «Come Gesù».

 

LA PROPOSTA

 …«Come Gesù» ci dice che nessun pensiero dovrebbe rimanere una semplice idea, che ogni buon proposito che ci viene suggerito dall’Alto può realizzarsi, fino a diventare vita vissuta che sa diffondersi per «contagio».

È una grande responsabilità per l’oratorio e per ogni ambiente educativo contribuire a formare una mentalità nuova.La dimensione alta del Vangelo può essere per tutti una «scuola di umanità» così coinvolgente da trasformare la mente e il cuore dei più giovani e invitarli a rimanere fedeli  al Signore Gesù, rinnovando il più possibile in ogni situazione la fiducia in lui.

 

…«Come Gesù» ci spinge a chiederci «come farebbe Gesù?». Come accoglierebbe i ragazzi, come si prenderebbe cura delle loro famiglie? Quali parole userebbe oggi per chiamare ciascuno a spendersi per la missione del Vangelo? Come curerebbe ancora le ferite, quelle che anche i più giovani possono già avere? Quale sarebbe il suo annuncio da dare al mondo di oggi e come dovremmo fare per essere suoi annunciatori? Siamo chiamati a fare di queste e altre domande una «costante» della nostra esperienza oratoriana.

CON QUALE VALORE

 

Quando si parla di gioia contagiosa non si può che pensare all’oratorio. Lo stesso Papa Francesco lo ha confermato, incontrando i ragazzi degli oratori nella sua visita a Torino, per l’ostensione della Sindone, nel bicentenario della nascita di Don Bosco: «non dimenticatevi che una delle caratteristiche del vero oratoriano è la gioia. Un oratoriano con la faccia triste, con la faccia “all’aceto”, non va… Gioia, molta gioia. E con questa gioia cercare Gesù, amare Gesù, lasciarsi cercare da Gesù e incontrarlo tutti i giorni» (21 giugno 2015). Gioia e oratorio fanno parte dello stesso binomio. San Domenico Savio – ragazzo santo dell’oratorio che ha imparato a desiderare la santità proprio in oratorio – già lo diceva circa centosessanta anni fa: «Qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri». I santi sono coloro che nella vita hanno cercato di assomigliare al Maestro, di essere in fondo «come Gesù». L’oratorio può impegnarsi ad essere sempre più una «scuola di santità», proprio se riesce a proporsi come luogo in cui ciascuno possa condividere con gli altri la «gioia del Vangelo», quella che «riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (Evangelii Gaudium).

 CON QUALE STILE  E METODO EDUCATIVO

 …lo stile dell'animazione è l'espressione vincente che fa dell'oratorio l'ambiente privilegiato della gioia. Nelle sue attività l'oratorio è chiamato a proporre la bellezza con l'obiettivo di destare allegria e anche un sano divertimento. Se non ci fosse animazione non ci sarebbe né l’oratorio né la cultura dell’oratorio.

Con ottimismo ci si potrà avventurare in proposte che possano intercettare l'interesse dei ragazzi, puntando all'utilizzo di quei linguaggi che sono a loro familiari. È così che l'oratorio può fare cultura ed essere fucina di buone pratiche per il presente e per il futuro, generando il desiderio di vivere in ogni altro ambiente un po’ più «come Gesù».

 l centro del prossimo anno pastorale ci sarà la dimensione del «lasciarsi educare», che è una scelta di sequela di chi si mette alla scuola del Maestro e si fida di Lui, lo considera come riferimento essenziale, come fonte per la comprensione e il cambiamento, come opportunità per crescere e maturare fino alla realizzazione di sé. Il Signore Gesù è il vero «educatore» e, in quest’arte meravigliosa, a cui le comunità educanti sono chiamate per «mandato», occorre che da lui impariamo «come fare».

 LA TESTIMONIANZA

Ci verrà incontro l’esperienza dell’apostolo Pietro e degli altri discepoli che lo hanno seguito e sono stati testimoni della sua risurrezione. San Pietro è il discepolo per eccellenza. Il suo incontro con Gesù si fonda e  si alimenta su una fiducia incondizionata. Forse dovremmo imparare anche noi educatori a conquistare innanzitutto la fiducia dei ragazzi, puntando sulla credibilità, sulla coerenza e sulla richiesta di qualche scelta coraggiosa che incoraggia, sempre pronti a sorreggere e a orientare, nel rispetto della libertà dell’altro. Gesù fa così con Pietro e quest’ultimo si aggrappa al suo Maestro e da lui impara ad andare oltre la sua condizione di partenza.

Lo sguardo della misericordia

Saremo chiamati ad accompagnare il cammino dei ragazzi e delle loro famiglie a vivere la bellezza della misericordia del Padre e a scoprire come il suo sguardo sia capace di abbracciare tutti e di dare una prospettiva nuova a situazioni e relazioni. Educheremo al perdono attraverso la pratica del perdono reciproco e l’esercizio della misericordia che è «amore applicato» e che è accompagnata da gesti di amorevolezza da esercitare continuamente; lo faremo soprattutto durante i mesi del Giubileo Straordinario della MisericordiaImpareremo a fare «come Gesù», donando il perdono a chi ce lo chiede, senza riserve, e rivolgendo uno sguardo di misericordia che si traduce in opere buone verso tutti (cfr.opere di misericordia). Ci verrà in aiuto ancora l’esperienza di san Pietro che ha imparato a perdonare «fino a settanta volte sette» (cfr. Mt 18, 21-22), ma soprattutto a sperimentare su di sé il perdono del Signore Gesù, dopo il suo tradimento e il suo pianto, che si comprende alla luce dell’amore ricevuto e ridonato, secondo l’Icona del nostro anno oratoriano.

In particolare, saranno i nostri preadolescenti e adolescenti a raccogliere l’invito di Papa Francesco a fare del pellegrinaggio uno «stimolo alla conversione». I preado e gli ado  parteciperanno al Giubileo dei ragazzi e delle ragazze a Roma dal 23 al 25 aprile 2016 (13-16 anni) e sperimenteranno il «fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio.»

 

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