PERCHE’ IL NOME “CANTIERI D’ANIMAZIONE”

“Educatori non si nasce, ma si diventa”

La parola “cantiere” dà l’immagine di “movimento e azione”…”costruzione”…”utilizzo” di mezzi e materiali..”
“professionalità e tecnica”… “forza e volontà “di costruire insieme…dà l’immagine della creatività e dell’esperienza acquisita e in itinere…Queste le caratteristiche di un’equipe di animatori-educatori,con alla base la certezza che solo Cristo Pastore e maestro né è il “Capo cantiere”….

LE FINALITA’ DEI “CANTIERI D’ ANIMAZIONE”

L’oratorio, in quanto espressione dell’attenzione che la comunità cristiana rivolge al mondo giovanile, si trova a misurarsi costantemente con la dimensione dell’informalità.
Casa in mezzo alle case, l’oratorio è un ambiente semi-strutturato, a differenza della scuola che è molto strutturata (la classe, gli orari, il registro, ecc.) e della strada che è completamente destrutturata. L’oratorio invece è soprattutto “una mentalità”, “ un luogo”, molto articolato che combina elementi di struttura con spazi di informalità (il muretto, il campo giochi, il salone per musica e teatro, l’eventuale bar, …).
Nella vita di un oratorio si alternano situazioni formali (l’incontro di catechesi e/o di formazione, il gioco organizzato, il momento liturgico…) e informali (la conversazione spontanea, il gioco improvvisato, il momento scherzoso…).
L’oratorio entra in contatto con gruppi formali (il gruppo di catechesi, il gruppo sportivo, il gruppo musica-teatro, il gruppo di Azione Cattolica o degli scout…) e con aggregazioni informali (i ragazzi che frequentano il campo giochi, i gruppetti che stazionano all’esterno della struttura o il ragazzo “mordi e fuggi” …).
Quest’eterogeneità di ambienti, situazioni e contatti rappresenta una grande ricchezza: grazie ad essa, infatti, l’oratorio è in grado di offrire diversi livelli di fruizione (dal più superficiale “mordi e fuggi” al più coinvolto e impegnato) e di costruire l’approccio e il dialogo con le fasce giovanili più refrattarie alle proposte istituzionali.
Occorre però che gli operatori pastorali assumano questa dimensione con consapevolezza, ripensando criticamente al proprio modello di azione educativa e provando a ipotizzare l’attivazione di percorsi diversificati.
Sperimentazioni in tal senso, volte ad aprire prospettive di incontro educativo con l’area dell’informalità presente dentro l’oratorio e accanto all’oratorio (i cosiddetti “gruppi soglia”) e sulla strada.
Oggi, a partire da queste esperienze, si avverte la necessità e l’urgenza di fermarsi a riflettere sul senso di questi tentativi, sui loro obiettivi e sugli aspetti metodologici, mettendo a fuoco in particolare la connessione tra pastorale “ordinaria” e impegno educativo. Nasce così l’esigenza di animatori- educatori che percorrendo “cammini di fede”all’interno delle comunità parrocchiali o di associazioni di scelta vocazionale ,acquisiscano conoscenze di metodo e di tecniche che le scienze sociali e l’aggiornata pastorale possono offrire loro .

METODOLOGIA DIDATTICA

  - Tutti protagonisti! – In un “cantiere d’animazione” così inteso non ci possono essere spettatori, ma soltanto protagonisti, coscienti e attivi, e ognuno è invitato a dare il suo apporto in assemblea, nei laboratori e nei momenti di     preghiera. Si vuole far crescere nell’atteggiamento di chi sa assumere con serenità ed equilibrio ruoli diversi, cioè di una persona matura che ascolta per capire e domanda chiarimenti per approfondire; che offre i propri contributi per arricchire gli altri e si confronta per allargare i propri orizzonti, collaborando attivamente nei laboratori per sperimentare cammini condivisi e attuarli poi nel proprio oratorio o nella propria comunità.
  - Questi i principi che regoleranno l’acquisizione delle competenze nei laboratori.

TEMPI

  - Ogni “cantiere”sarà diviso in tempi separati: per gli aspiranti animatori-educatori e per chi ha già avuto esperienza come animatore-educatore.
  - Ci saranno tempi comuni per l’acquisizione delle tecniche animative e per i momenti di preghiera.